Una riflessione di Elena Tomat sui recenti avvenimenti di Mirano, pubblicata sotto forma di lettera dal "la Nuova Venezia" di domenica 30 agosto.
Sono una cittadina di Mirano in vacanza a Noto, Sicilia. Leggo su Repubblica di oggi la notizia avvilente dello slogan coniato su Facebook dalla Lega Nord del mio paese: Immigrati clandestini: torturali! E' legittima difesa. Sulla spiaggia dell'oasi naturalistica di Vendicari, vero paradiso che si estende tra Noto e Pachino,ultimo lembo d'Italia, quasi Africa, c'è una targa che elenca i nomi dei 17 egiziani che nell'ottobre del 2007 trovarono la morte cercando di sbarcare clandestinamente. La targa è già un po' corrosa dalla salsedine, ma almeno restituisce un'identità a quelli che, altrimenti, finirebbero nella fossa comune della nostra memoria come "clandestini", quasi che questa qualifica bastasse a definire uomini e donne che ormai non sono neppure più degni di un nome. Cosa è successo a Mirano, un paese dove la cultura civile è sempre stata alta: la Lega che da un anno è al governo della città ha sfornato un'ordinanza Bitonci , un'ordinanza anti-accattoni, ha polemizzato col Parroco definendolo "prete rosso". Tutto questo dopo che lo sceriffo Gentilini aveva promesso "fucilate alla schiena di queste Giunte rosse" nell'ultimo comizio elettorale. Sono difronte a questa targa, davanti a questo mare stupendo, cimitero dei corpi e delle speranze di tanti , e penso che in fondo a quel mare riposano anche la coscienza, la civiltà e la carità di tanti italiani. Sono una cittadina di Mirano, e mi vergogno di quei miei concittadini che si sono macchiati di un grave peccato di inciviltà.
M.Elena Tomat

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